Sono le 7.20 di sabato mattina e la sveglia ci ha traditi, di corsa mi infilo un paio di pantaloni salto a terra per mollare le cime mentre Ferdi è già al timone. La cima di poppa poi di corsa a prua e con un balzo sono a bordo mentre la barca già si allontana dal porto. Sembrerà strano, ma il sole scalda queste prime ore del mattino e il cielo sembra limpido, un bel riflesso sulle casupole di pescatori che protendono le loro braccia verso il mare con esile sforzo, quasi in sfida ai venti dal largo. Nemmeno il tempo di riporre la macchina dopo un paio di scatti e l'occhio attento di Ferdi scorge qualche cosa poco lontano, con una virata inattesa la barca punta a nord e, a pelo d'acqua, poco distante da un piccolo barchino di pescatori, riesco a centrare con l'obiettivo la pinna di un delfino che entra ed esce dall'acqua per qualche minuto. Ci avviciniamo, lo osserviamo e poi saprisce davanti a noi, disturbato in quello che forse era un pasto succulento.
Riprendiamo la rotta, destinazione Vieste, quando un piccolo contrattempo di natura elettronica infastidisce il comandante che dovrà attendere un paio d'ore prima di potersi rilassare avendo trovato una soluzione definitiva. A questo punto, 42 miglia ci separano dalla nostra meta, mentre ad est scorgiamo il profilo di San Domino, la maggiore delle Tremiti e la tentazione è forte....12 miglia, quasi un dilemma che Ferdi mi sottopone probabilmente conoscendo la risposta. Tra l'idea di una notte in porto e la magia della rada, per due come noi che normalmente in porto vanno solo per fare cambusa non ci sono troppe esitazioni e la barca vira dopo essersi accertati che un ormeggio ci attende all'arrivo. Entrambi stupiti dal paesaggio fissiamo la barca su uno specchio d'acqua turchese e subito, come bambini ipazienti inauguriamo le mute in quello che sarà il primo bagno della stagione. Acqua freddina al primo impatto, ma basta dare un'occhia al fondale per ritrovare il piacere di qualche bracciata tonificante e poi fuori è finalmente sole. Pranzo a bordo e pomeriggio tranquillo, salvo spostarci sul lato nord dell'isola per trovare un pò di riparo da una risacca che diventa poco gradevole. Adesso sono quasi le sette, il sole arriva al tavolo dove scrivo e non ci resta altro che aspettare il nostro Caronte Tony per una cena a terra....speriamo sia a base di pesce perchè io inizio ad avere certe voglie e non vorrei mai fosse una sirenetta!
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